venerdì 20 novembre 2020

Notturno e pathos dalla penombra

Streaming da Napoli, 19 novembre 2020 - Ha il vago sapore di una sequenza cinematografica l’aleggiare melanconico delle note del Notturno, op. 70 (1901) di Giuseppe Martucci all’interno della maestosa sala del San Carlo, vuota, in penombra e con il trionfante stemma borbonico posto al di sotto dell’arcoscenico sapientemente illuminato. È la sensualità crepuscolare e ammaliante di questa celebre composizione ad aprire il secondo concerto in streaming del Teatro di San Carlo: non una diretta, ma una “prima visione” che ha il vantaggio, rispetto al precedente concerto (leggi la recensione), di consentire di affinare la regia video e di migliorare la qualità dell’audio della ripresa.

È un Notturno che scivola con levità tra le mani nude di Juraj Valčuha, procedendo con garbo deciso, innervato da una palpabile inquietudine venata di nostalgia: direttore e orchestra - in forma non buona, bensì ottima, per precisione, colore e calore del suono e dominio delle dinamiche - lavorano di cesello: gli incisi del primo violoncello e dell’ottimo primo clarinetto ottengono il giusto risalto; ma è il complessivo impasto timbrico ad avere i colori di un paesaggio notturno dipinto ad acquerello, screziato da languidi riflessi lunari, una notte incerta tra mistero e saudade, profumata dall’odore delle zagare. Sì: l’orchestrazione di Martucci del proprio originario Notturno per pianoforte sembra profumare, così come “profumano” certe composizioni di Debussy e Ravel.

Cambia radicalmente la temperie emotiva e sonora con la successiva Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” (1893) di Pëtr Il'ič Čajkovskij, canto estremo e disperato dell’animo tormentato del grande compositore russo. La lettura di Valčuha è perfetta nell’esaltare quella contrapposizione fra stati d’animo che tiene insieme la costruzione per episodi musicali dell’intera sinfonia: in questo capolavoro Čajkovskij analizza e mette a nudo il proprio Io, dilaniato dalla macerazione. E così il viaggio del compositore russo nella sublimazione del soggettivismo musicale parte dalla cupa introduzione del fagotto, appena rischiarata dalla dolcezza del successivo e celebre tema introdotto dagli archi.

In Čajkovskij la lotta tra fato e uomo vede quest’ultimo soccombere: e così la poderosa deflagrazione orchestrale - quasi una metafora sonora del naufragio esistenziale del compositore - del primo movimento è perfettamente preparata da Juraj Valčuha serrando sapientemente i tempi, rendendo più incisive le sonorità, imprimendo alla conduzione un tratto via via febbrile, quasi allucinato.

Segue il secondo tempo, Allegro con grazia, un valzer in 5/4, tanto malinconico quanto irreale, diretto da Valčuha con aristocratico distacco, con suono levigato, morbido come il velluto quello dei violoncelli. Tuttavia è solo un’oasi di apparente serenità: l’Allegro molto vivace del terzo movimento, nella sua scintillante contrapposizione tra archi e fiati, nasconde un alone mefistofelico. Valčuha e la sua orchestra esaltano lo scintillio timbrico dei vividi contrasti orchestrali e il frenetico crepitio ritmico dell’intero movimento, in una prova che mette in luce lo smalto e l’ottima tenuta della compagine strumentale.

L’Adagio lamentoso che apre l’ultimo movimento è lancinante nell’iniziale affondo orchestrale, incisivo come una ferita: l’exitus dell’intera Sinfonia è già scolpito nei primi accordi.

Di crescente intensità è il successivo Andante del secondo tema: gli archi sono dominati da una mestizia disperata e coinvolgente: l’esperienza soggettiva di Čajkovskij quasi viene a coincidere con quella del suo pubblico. Si viene giocoforza coinvolti emotivamente.

Anche in questo caso, come nel precedente primo movimento, la Spannung dell’episodio musicale è preparato con cura e lentamente da Valčuha: la tensione è rapidamente crescente, ma non improvvisa. Arrivati all’acme, l’orchestra respira, si distende; Valčuha allarga i tempi, per poi far terminare il capolavoro estremo di Čajkovskij tra i cupi rantoli finali dei contrabbassi e dei violoncelli in pianissimo che accendono il silenzio.

Se ci fosse stato il pubblico in sala, avremmo ascoltato un uragano di applausi - ne siamo sicuri -, per l’innegabile pregio dell’esecuzione, la sintonia sempre palpabile tra direttore musicale e orchestra, e, soprattutto, per l’affetto che lega il pubblico al suo teatro, ora più che mai.

Stasera ci accontentiamo di ascoltare, in sottofondo e nel finale della ripresa, lo scambio di complimenti e il parlottio tra i professori d’orchestra.

Ci rivedremo presto. Tutti insieme, a teatro.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/recensioni/55-concerti-2020/10689-streaming-da-napoli-concerto-valcuha-19-11-20

lunedì 9 novembre 2020

Colmare le distanze

 NAPOLI (streaming), 8 novembre 2020 - Se non si può andare al San Carlo, il San Carlo va dal suo pubblico. Il Dpcm - acronimo entrato ormai nel linguaggio comune anche tra chi non ha mai masticato pandette - del 24 ottobre scorso ha sospeso tutti gli spettacoli dal vivo, ma non la prosecuzione delle attività musicali per i soli addetti ai lavori. E così, la Fondazione del Teatro San Carlo raggiunge il proprio pubblico utilizzando la sua piattaforma web (http://www.cetv-online.it/index.php ) e i canali social Facebook, YouTube: al via, dunque, una programmazione in streaming di concerti e balletti, da trasmettere, a differenza di quanto accadde durante il primo lockdown, in diretta.

Il primo concerto, a causa di inconvenienti tecnici dovuti al notevole traffico di utenti, inizia in ritardo; la Sinfonia n. 1 in do maggiore, op. 21 di Beethoven viene trasmessa due volte consecutivamente: evidentemente non si trasmette in diretta, così come annunciato; resta, poi, da perfezionare l’audio, eccessivamente mortificante per lo smalto orchestrale.

Apprezziamo lo sforzo del Teatro e di tutte le sue maestranze teso a voler continuare a essere vicini al proprio pubblico; comprendiamo le insidie che possono nascondersi dietro la prima messa in onda di un concerto. E siamo ben consapevoli che nessuna tecnologica di ripresa audio/video, neppure la più sofisticata - si pensi a quella, davvero eccelsa, della Digital Concert Hall dei Berliner Philharmoniker - potrà mai supplire alla magia e all’alchimia che emana un concerto dal vivo e “in presenza”; ma in questo periodo si è costretti a fare di necessità virtù: o così o il silenzio.

E tra il silenzio nei nostri teatri e un surrogato di concerto dal vivo, scegliamo senza dubbio il secondo.

Il 2020, musicalmente, sarebbe stato l’anno dedicato a Beethoven, ricorrendo i duecentocinquant'anni dalla nascita del compositore di Bonn; i fatti o il Destino - parlando di Beethoven il secondo termine appare appropriato - hanno stravolto le nostre agende e imposto di occuparci di ben altre priorità. Eppure, proprio in questo annus horribilis, di Beethoven abbiamo tutti un gran bisogno: è il compositore che insegna all’Uomo la lotta titanica contro il fato avverso, a superare uniti le difficoltà, a guardare con fierezza oltre l’ostacolo, a tendere a un mondo dominato dalla libertà. Un messaggio, oggi, quanto mai attuale.

Stupisce e intristisce vedere entrare il direttore d’orchestra con la mascherina, salutare la magnifica sala vuota e dare l’attacco del concerto; c’è un silenzio irreale, innaturale per un concerto dal vivo. Risulta davvero difficile abituarsi a questa nuova modalità di fruizione degli spettacoli dal vivo; si è catapultati, attraverso lo schermo del PC, Tablet o TV, in un’atmosfera asettica.

Noi spettatori, superato il primo smarrimento, vediamo Juraj Valčuha imprimere alla Sinfonia n.1 in do maggiore op.21 - composta tra il 1799 e il 1800, e figlia della lezione di Haydn e Mozart - un’aura di compostezza, leggerezza e precisione: tutta la composizione è ammantata da un velo apollineo, nelle sonorità e nell’andamento calibrato. Dall’ascolto, pur non essendo l’audio della ripresa tra i migliori ipotizzabili e realizzabili, si intravedono trasparenze orchestrali e un senso di diffusa levità sonora, al quale, quando richiesto, si contrappongono dinamiche sbalzate e irruenti. Il secondo movimento, Andante cantabile con moto, è immerso in una grazia settecentesca, estremamente levigato nel tratto e dall’ordito strumentale. Nell’ultimo movimento, Adagio - Allegro molto e vivace, affiora il Beethoven dei giorni futuri: la conduzione di Valčuha si increspa, stempera la pennellata apollinea verso turgori dionisiaci: agogica e ritmica si fanno più travolgenti e scintillanti, il suono orchestrale si fa più vivido e denso.

A separare la Prima sinfonia dalla più matura e compiuta Quarta in si bemolle maggiore, op. 60 è un breve intervallo, riempito da qualche rumore proveniente dall’orchestra che ci fa sentire quasi nella sala.

Con la Quarta sinfonia Beethoven ci trasporta immediatamente in medias res: gli basta il rapido passaggio dall’Adagio all’Allegro vivace dei quali è strutturato il primo movimento per imprimere a tutta la composizione il sigillo del proprio inconfondibile linguaggio musicale.

Valčuha e l’orchestra del San Carlo, compatta e dal suono corposo e luminoso, danno vita a un primo tempo vivido, dai tratti sbalzati, dall’andamento incalzante e al quale, in un raffinato gioco di contrasti, segue l’atmosfera intima e dal sapore pastorale dell’Adagio del secondo movimento: qui aleggia su tutto l’eterea e rasserenante melodia dell’ottimo primo clarinetto. Come a voler esaltare la pulsazione ritmica che cova sotto la coltre di spensieratezza, Valčuha irradia di luminosa oggettività il ticchettio ritmico giambico di accompagnamento. La concitazione e la tensione iniziano a prendere corpo nell’Allegro vivace del terzo movimento, per poi esacerbarsi nel contrastato ultimo movimento, Allegro ma non troppo, dall’incedere deciso, costruito attraverso un suggestivo e intenso scambio e scontro tra dinamiche.

Non ci sono, ovviamente, i tradizionali applausi finali. Valčuha e i professori d’orchestra si rivolgono verso la sala salutando quel pubblico che anche “non in presenza” (locuzione ricorrente in questi tempi) ora li segue con affetto attraverso il filtro dei cristalli liquidi di un monitor.

Stasera, però, ci sentiamo tutti all’interno dei palchi e della platea del nostro meraviglioso teatro desideroso di riaccoglierci.

Per il momento, chi volesse ascoltare e vedere il concerto è disponibile sul canale ufficiale YouTube del Teatro San Carlo:


Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/recensioni/55-concerti-2020/10635-streaming-da-napoli-concerto-valcuha-08-11-2020