NAPOLI, 24 ottobre 2026 - Nel 1829, con Guillaume Tell, Gioachino Rossini si congeda dal teatro d’opera: ha trentasette anni, è all’apice della gloria, è una sorta di divinità musicale, da cinque anni Parigi è il suo regno.
Negli anni del primo soggiorno parigino del Cigno di Pesaro, a Busseto, un ragazzo, allievo dell’organista Ferdinando Provesi, copia partiture, compone marce e dirige pezzi d’occasione per la Società Filarmonica sostenuta da Antonio Barezzi: quel giovane è Giuseppe Verdi. Negli anni in cui il più grande operista d’Europa depone la penna d’oca e il calamaio, colui che ne raccoglierà l’eredità apprende i primi rudimenti della composizione.
Al Teatro di San Carlo quell’ideale passaggio di consegne rivive nel finale delle due stagioni, lirica e di concerti, 2025 - 2026.
Dopo La Cenerentola (la recensione) che chiude il cartellone lirico, la serata Il giovane Verdi conclude quello concertistico. Il finale intreccia Rossini e Verdi, la genialità sulfurea venata di malinconia dell’opera del Pesarese con il laboratorio musicale del giovane compositore delle Roncole.
Il programma del concerto, grazie al musicologo Dino Rizzo, riscopre il Verdi apprendista compositore a Busseto: qui la formazione musicale si svolge in una vera e propria bottega, quella di Ferdinando Provesi, organista e Maestro di Cappella della Collegiata di San Bartolomeo, figura centrale della vita musicale cittadina e punto di riferimento per l’attività della Società Filarmonica che gode del mecenatismo di Antonio Barezzi. Dagli archivi di queste due istituzioni provengono le partiture nelle quali Dino Rizzo individua, come raccontato da Mario Marcarini nel programma di sala del concerto, la mano del giovane compositore, riscoprendo un capitolo degli esordi verdiani che la pratica esecutiva spesso trascura. Da queste composizioni giovanili emerge un linguaggio di formazione, nel quale l’evidentissima influenza di Rossini si accompagna alle suggestioni dei modelli del classicismo viennese, Mozart in primis.
La prima parte del programma accosta le due Sinfonie, in do maggiore e in sol minore, ai due Tantum ergo. Le pagine strumentali nascono nell’ambiente della Filarmonica bussetana: ci si riuniva nel salotto di casa Barezzi - si può visitare, e dovrebbe costituire una delle tappe obbligate di ogni verdiano doc! - e vi prendevano parte anche strumentisti dilettanti. In queste due sinfonie il modello rossiniano costituisce un chiaro riferimento per concezione della forma, cantabilità, nello slancio ritmico e brillantezza della scrittura orchestrale, per l’uso del crescendo tipicamente di matrice rossiniana.
Nella Sinfonia in do maggiore si riconoscono temi che Verdi riprende e sviluppa nella sinfonia da Un giorno di regno (1840), la seconda a sfortunata opera di Verdi. Quella in sol minore presenta invece suggestioni che in nuce anticipano Giovanna d’Arco, pur aleggiando, soprattutto nell’ultima parte della composizione, il soffio vitale di Rossini.
Con i due Tantum ergo - nella tonalità di sol maggiore quello per tenore, in quella di fa quello per basso - dalla dimensione puramente strumentale si vira verso quella sacra e vocale. Il testo, - che stasera, così come la successiva Messa, è insolitamente sovratitolato nella traduzione in inglese e in italiano, senza che se ne possa leggere quello in latino - tratto dalla parte conclusiva dell’inno eucaristico Pange lingua, non impedisce a Verdi di avvicinarsi alle convenzioni del canto teatrale.
Il primo Tantum ergo in sol maggiore è un esempio dell’accurato lavoro di ricostruzione e identificazione delle fonti. Il frontespizio riporta il nome di Provesi, ma la sua grafia è limitata alla prima battuta dei violini primi: il resto della composizione, secondo l’attribuzione di Rizzo, è opera di Verdi. Più articolata la vicenda del secondo Tantum ergo, in fa maggiore, tramandato attraverso parti autografe e copie dello stesso Provesi.
Tornando all’esecuzione di stasera, il tenore Emanuele Pellegrini dispone di buon materiale vocale, di bel timbro e buona risonanza che restituisce con discreta correttezza la linea di canto; il basso-baritono Gianluca Margheri denota espressività, ma un sostegno sul fiato non calibrato.
La Messa solenne per soli, coro e orchestra completa il programma: concepita nell’ambiente musicale di Busseto e ripresa da Verdi in più occasioni, fino all’esecuzione del 1835 nei pressi della cittadina emiliana.
La partitura rivela una discendenza mozartiana; il debito verso Rossini si nota nella scrittura vocale. Tuttavia, cominciano a emergere tratti destinati a svilupparsi nella scrittura del Verdi maturo, soprattutto nell’organizzazione del discorso orchestrale e nel rapporto fra voce e accompagnamento.
A Emanuele Pellegrini e Gianluca Margheri ascoltati nei precedenti Tantum ergo si aggiungono il soprano Anna Grotto e il tenore Seungho Lee.
La Grotto - allieva, come i due tenori, dell’Accademia del Teatro di San Carlo - in Qui tollis si distingue per una vocalità ben proiettata, dalla linea di canto solida e buon temperamento; corretti gli interventi di Seungho Lee nel Christe.
La Messa, oltre al valore documentario e per la rarissima occasione di ascolto, si apprezza per una scrittura nella quale l’apprendistato cede il passo a embrioni delle successive caratteristiche del linguaggio verdiano: anche se ancora non si respira la tensione drammatica delle opere della maturità, in questa Messa si avverte che Verdi rivolge lo sguardo verso più personali esperienze compositive.
Stasera nella duplice veste di maestro del coro e direttore d’orchestra, Fabrizio Cassi affronta il programma solidità e concretezza: la concertazione assicura buona coesione fra orchestra, coro e solisti, tempi ben calibrati per ciascuno dei brani ed equilibrio complessivo.
Per compattezza, aderenza stilistica e precisione, lodevole la prova del Coro del Teatro di San Carlo, anche se alcuni attacchi troppo aspri della sezione femminile rischiano di incrinare a tratti l’omogeneità e la “rotondità” dell’insieme.
Al termine, applausi prolungati e calorosi per tutti i protagonisti di una serata dal notevole interesse anche musicologico, che avrebbe meritato una ben più folta partecipazione di pubblico.
Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/86-concerti-2026/17770-napoli-concerto-il-giovane-verdi-24-10-2026