domenica 28 novembre 2021

Napoli, Vienna, Berlino

 NAPOLI, 27 novembre 2021 - È l’acclamato direttore Michele Mariotti, reduce dal successo di Otello di Giuseppe Verdi, “seconda” inaugurazione della stagione lirica 2021-2022 (la “prima” inaugurazione si è tenuta lo scorso ottobre con La bohème), a dare il via anche alla stagione dei concerti del Teatro San Carlo. E si parte con un concerto che rappresenta un viaggio musicale tra Vienna e Berlino, tra il classicismo viennese di Mozart e Beethoven e il romanticismo di Weber.

Il programma della serata impone di partire da Berlino, dal romanticismo di Weber: il concerto inaugurale si apre con la celeberrima ouverture da Der Freischütz, “opera romantica” ultimata e rappresentata, appunto, a Berlino nel 1821. Quella di Mariotti e dell’Orchestra del San Carlo è un’esecuzione trascinante, pervasa da un’indomita e diffusa vitalità. Ed è proprio l’inestinguibile flusso energetico la costante dell’esecuzioni dei brani dell’intero concerto; nell’ouverture da Der Freischütz percepiamo e vediamo quel netto e brusco passaggio dal cupo e brumoso adagio iniziale all’incisività del successivo ed energico allegro: è con plasticità, con accentazione vivida, che Mariotti sottolinea il senso di netta cesura tra i due tempi. Si susseguono, a seguito dello stacco deciso ed energico dell’allegro, atmosfere diametralmente opposte, nei colori orchestrali (cinereo e turgido il primo, aereo e aurorale il secondo) e nell’agogica. Staccato l’Allegro, infatti, il discorso musicale prosegue come innervato da un inestinguibile flusso magnetico che raggiunge l’acme nella trionfale stretta finale: nel corso dell’esecuzione dell’ouverture, si intravedono le atmosfere e la congerie romantica che innervano l’intera opera.

L’interpretazione di Mariotti dell’ouverture appare orientata proprio ad esaltare quei contrasti dinamici, quell’esaltazione dell’elemento irrazionale romantico così presente nell’opera di von Weber, quella giustapposizione tra i colori dei temi musicali (luminoso quello del tema di Agathe, grigio e freddo quello dell’adagio iniziale, gioioso e iridescente quello della stretta finale, in do maggiore), e, infine, quella mutevolezza di accenti, in modo da conferire energia al fluire musicale.

E se dovessimo individuare la cifra connotativa dell’intero concerto, diremmo che essa è costituita proprio dall’energia, così palpabile ed evidente, emanata dalle letture di Mariotti. Il secondo brano in programma, il Concerto per pianoforte n.21 in Do maggiore, K 467 di Wolfgang Amadeus Mozart, ci riporta nella Vienna del 1785. Mariotti e l’Orchestra del San Carlo affiancano e sostengono benissimo il pianista Alessandro Taverna, perfetto nel sapere imprimere, a seconda di quanto prescritto da Mozart, grazia, incisività, levità alla parte pianistica. Tocco raffinato e suono rotondo, tecnica salda e agguerrita, legato perfetto e seducente cantabilità consentono al giovane e affermato pianista veneziano di estrarre e amplificare la poesia e la bellezza che Mozart ha sparso in ogni nota della partitura:  moderatamente rapinoso l’Allegro iniziale, pervaso da una malinconia serotina il sublime Andante centrale, gioioso nella conquistata genuina ilarità l’ Allegro vivace assai finale.

Sin dalle battute iniziali del concerto di Mozart si avverte la perfetta intesa tra Mariotti e Taverna: i tempi staccati sono improntati a una evidente e tendenziale speditezza. L’interpretazione del concerto di Mozart è tesa e vibrante come un arco; coinvolgente il fitto dialogo tra orchestra e pianoforte. È un concerto  palpitante e corrosivo; analizzato osservando in filigrana le famiglie strumentali, che pulsa in ogni piega, della partitura orchestrale e della parte pianistica. L’Andante è un sospiro che non tollera cedimenti agogici: l’unitarietà del discorso musicale dell’intero concerto non subisce rallentamenti. Taverna e Mariotti sono perfetti nel creare un bozzetto crepuscolare che prelude al gioioso e quasi popolaresco Allegro vivace assai finale. L’esecuzione è salutata da applausi così prolungati e convinti che Alessandro Taverna regala un bis dal pronunciato virtuosismo, Max Reger, Variazioni e Fuga su un tema di Telemann, op. 134.

E dopo Mozart, il Beethoven della Sinfonia n. 7 in La maggiore, op.92: restiamo a Vienna, nel 1813, anno della sua prima esecuzione. La Sinfonia, “l’apoteosi della danza”, come la definì Richard Wagner, appare la sintesi più adeguata al programma e allo spirito del concerto inaugurale: con questa sinfonia Mariotti e l’Orchestra del San Carlo, compagine compatta e in buona forma, hanno l’occasione per catalizzare ed amplificare quell’energia musicale conferita da Michele Mariotti nel corso del viaggio musicale. Con l’esecuzione della Settima ad imporsi sono la varietà di accenti, la dinamica stringente che a tratti fa saltare dalla sedia. Il celebre Allegretto del secondo movimento è staccato con tempo che accentua la sua natura di danza triste; è poi la varietà dei colori orchestrali stemperata nel dialogo tra le varie sezioni a donare intensa suggestione all’intero tempo.

È una Settima, questa, sbalzata, ricca di contrasti che trovano la loro acme e catarsi nel travolgente Allegro con brio finale, staccato da Mariotti con un tempo serratissimo: l’orchestra segue il gesto del direttore perfettamente e appare anch’essa, così come il pubblico, dominata dall’energia liberatoria che la musica di Beethoven sprigiona. Dopo l’ultimo accordo, quell’energia si trasforma in applausi fragorosi e prolungatissimi.

Mariotti si concerta con il primo violino di spalla Gabriele Pieranunzi per poi decidere di bissare il quarto movimento - Allegro con brio - della sinfonia, prolungando il rapimento emotivo generato dalla sinfonia.

Michele Mariotti tornerà a dirigere l’orchestra del San Carlo il prossimo 3 dicembre, in un programma dedicato alla prima sinfonia, di Beethoven e di Schumann. Dopo un inizio così folgorante, sarebbe un delitto perderle!


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domenica 14 novembre 2021

Monteverdi intimo e toccante

 NAPOLI 13 novembre 2021 - Un’esecuzione del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi che fa registrare il sold out è già di per sé fatto degno di nota; ancor più se poi si aggiunge che nel Duomo di Napoli è stata proposta, a distanza di anni dall’ultima esecuzione napoletana (vado a memoria e con beneficio d’inventario: a circa quindici anni dall’ultima, nella Basilica di Santa Maria della Sanità, già allora per la stagione dell’Associazione Scarlatti, e affidata alle cure di Rinaldo Alessandrini alla testa del Concerto italiano), una pregevolissima esecuzione del Vespro in onore della Vergine pubblicato a Venezia nel 1610, opera sulla quale la musicologia non ha ancora posto un punto ferma circa la committenza, la data e il luogo preciso della prima esecuzione. Ma è forse proprio la nebulosità sulla genesi dell’opera a rafforzare il fascino della composizione, una tra le più significative pagine del repertorio di musica sacra, una successione di mottetti e salmi pervasi da intima e genuina commozione; composizione che a buon diritto costituisce il trait d’union tra la musica rinascimentale e quella barocca.

Al cospetto della monumentale Assunta, opera scultorea (1739-1744) di Pietro Bracci che domina l’abside della Cattedrale napoletana, l’ensemble Musica Antiqua Latina e il Coro da Camera Italiano diretti da Giordano Antonelli propongono un’interpretazione pregevolissima, per cura dei dettagli e visione unitaria dell’opera, del capolavoro sacro di Claudio Monteverdi. Merito dell’ottimo Coro che, nel fluire alternato di salmi e mottetti, coniuga la luminosità della purezza delle corde vocali femminili con quella, solenne e ombrosa, di quella maschile; compagine precisa nello scindersi in due cori nel Nisi Dominus, metafisico nel tratto, nei suoni e nei colori nei sublimi Ave, maris stella e Magnificat; di estrema suggestione l’eco in Audi coelum, amplificata nell’effetto dalla dislocazione delle voci all’interno del vasto transetto della Cattedrale. A coadiuvare la perfetta prova corale, la schiera dei cantori primi, voci cesellate e raffinate per tecnica esecutiva e proprietà stilistica, ha gioco facile nell’esaltare il canto e controcanto, gli echi, le commistioni e contorsioni vocali tra soli e coro che innervano l’ossatura della monumentale composizione.

Sostiene le volute sonore corali l’ensemble Musica Antiqua Latina, internazionalmente riconosciuto e creato nel 2000 dal direttore, musicologo e violoncellista barocco Giordano Antonelli: si esibisce adoperando strumenti originali (e/o copie fedeli di strumenti originali), secondo canoni e prassi esecutive filologiche. A colpire sono il nitore e la pulizia dell’insieme, la ricerca di una costante pulsazione ritimica che conferisce all’intera esecuzione una vitalità sempre tangibile, lontana da talune astratte esecuzione filologiche: sotto la direzione sempre attenta e precisa di Giordano Antonelli, l’ensemble restituisce, in un amalgama perfetto di sonorità e dinamiche, un’esecuzione vivida della composizione sacra monteverdiana.

Coesione tra ensemble strumentale e coro, visione unitaria e attenzione ai particolari strumentali (viene conferita, tra i vari, la giusta enfasi sonora agli interventi dei cornetti rinascimentali) e rifiuto categorico di tronfia esteriorità restituiscono a questa esecuzione del Vespro quella dimensione di toccante ed intimistica religiosità che appare connotare l’ispirazione di Monteverdi.

Merita molto più che un plauso la meravigliosa esecuzione della Sonata sopra per voce, otto strumenti e continuo che apre la sezione conclusiva dell’Ave, maris stella e del Magnificat, ad opera del primo violino Luca Giardini, stilisticamente sempre ineccepibile e tecnicamente agguerrito.

L’esecuzione è salutata da applausi prolungati da parte di un pubblico quanto mai attento e partecipe all’evento, che - si renda giustizia al merito! - è stato organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti e offerto gratuitamente alla cittadinanza nella Cattedrale di Napoli, intitolata proprio a Maria Assunta, per la cui ricorrenza (15 agosto) il Vespro di Monteverdi potrebbe essere stato concepito ed eseguito.

Per chi volesse, nella serata del 14 novembre sarà possibile ascoltare in streaming su Facebook (https://www.facebook.com/EWTNVatican/) il Vespro in diretta dalla Basilica romana di Santa Maria Maggiore, laddove è conservata e venerata l’immagine della Vergine quale Salus Populi Romani, protettrice e dispensatrice di salute, bene tanto prezioso in questo momento storico: del resto, "No, chell’è ‘a salute!" chiosava Massimo Troisi nel film Ricomincio da tre (1981) rispondendo all’affermazione apodittica di "Quando c’è l’amore c’è tutto!" appena formulata dalla fidanzata M arta!


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