lunedì 25 aprile 2022

Stupore, meraviglia e ipnosi

 NAPOLI; 24 aprile 2022 - Stupore, meraviglia e ipnosi. Tre parole per descrivere il recital pianistico con il quale Beatrice Rana ha debuttato al Teatro San Carlo di Napoli.

Irrinunciabile appuntamento del Festival Pianistico del Teatro di San Carlo (rassegna che vede esibirsi Arcadi Volodos, Bertrand Chamayou, Rafal Blechacz, Benjamin Grosvenor e la quindicenne Alexandra Dovgan), Beatrice Rana si presenta al pubblico napoletano con un programma di grande suggestione, emblema e sintesi del proprio, a dispetto della giovane età, maturo pianismo.

L’ouverture è riservata ai Quattro Scherzi di Fryderyk Chopin. 

stupire è l’impeto della prima sezione dello Scherzo n. 1 in si minore op. 20Presto con fuoco: scintillante, tumultuoso, affrontato dalla giovane pianista salentina, diva-antidiva invitata dalle principali istituzioni musicali mondiali, con veemenza, precisione, suono nitido, ritmica vulcanica. Una potenza sonora che si scioglie nel melanconico e ombroso Molto Più Lento della sezione centrale. Risolti e sopiti i tumulti iniziali, Beatrice Rana si abbandona a un cantabile leggero, alieno da sentimentalismi: una melodia purissima, dal suono limpidissimo aleggia per la sala del San Carlo. Non c’è indicazione dinamica che non sia rispettata. L’interprete procede con scavo nella partitura analizzandone tutti gli anfratti, pur senza perdere mai di vista l’unitarietà del tutto.

meravigliare sono i suoni luminosissimi, nitidi e corposi che cava dal suo Steinway & Sons, la varietà indefinibile delle dinamiche e delle nuances, l’uso sapiente del pedale.

L’ipnosi sonora è interrotta soltanto dalla perentorietà degli accordi che spalancano le porte alla coda finale, primo esempio di virtuosismo pianistico della serata.

È il contrasto iniziale dello Scherzo n. 2 in si bemolle maggiore op. 31, eseguito con virtuosismo mai ostentato e con un’agogica serrata a farci sobbalzare dalla poltrona: le sonorità scintillanti, il guizzo coloristico di derivazione pianistica “alla Argerich” si placano nel melanconico e crepuscolare tema della sezione centrale, quasi sussurrato da Beatrice Rana a mo’ di sospiro lirico farcito da microatmosfere sonore, colori, sfumature. Al bozzetto ad acquerello segue il crepitio finale, magmatico e possente.

Il pianismo di Beatrice Rana riesce a trovare all’interno del medesimo Scherzo il perfetto equilibrio tra suggestioni sonore ed espressive tra loro diametralmente opposte, assicurando e distribuendo equamente tensione emotiva tra le varie sezioni melodiche e armoniche del brano. Il finale è un’eruzione di suoni, sempre distinguibili, netti come un fendente.

Quello di Beatrice Rana ci appare, nel corso della serata, uno Chopin figlio del nostro tempo, inquieto e screziato.

Monumentale nella sua derivazione beethoveniana è lo Scherzo n. 3 in do diesis minore op. 39. E di questo vigore in primo luogo armonico è perfetta interprete: risuonano solenni e poderosi gli accordi iniziali nel quale si aprono con dolcezza le crepe delle scale discendenti. Il contrasto sonoro, tra la solennità degli accordi e la sinuosità delle rapide scale discendenti, è magistralmente evidenziato grazie all’ampio ventaglio dinamico di cui dispone la pianista salentina. Non si ascolta nota che sia, per intensità e colore, uguale alla precedente. E già appaiono all’ascolto quei crescendo e quelle sonorità sommerse ed enigmatiche che ritroveremo nel secondo brano in programma, il Livre I dagli Études di Claude Debussy: lo stupore per la capacità di scandagliare lo spartito si accresce di brano in brano. Infine, lo Scherzo n. 4 in mi maggiore op. 54 nell’interpretazione di Beatrice Rana è l’occasione per farci riflettere su quanto Fryderyk Chopin sia debitore, per l’eleganza delle linee melodiche, nei confronti di Vincenzo Bellini: l’ampia e nobile melodia centrale è accarezzata dalla Rana con sentita compostezza, cantata come una delle più intense melodie del Cigno di Catania.

Dopo l’ipnosi nella quale ci ha condotto il complesso mondo poetico di Chopin, ad aprire la seconda parte del recital è il Livre I degli Études di Claude Debussy. Beatrice Rana ci conduce per mano nel mondo astratto, dominato da suggestioni sonore, ricerca timbrica di Claude Debussy.

Il filo conduttore del programma prende corpo: Claude Debussy con gli Études intende omaggiare Chopin; Beatrice Rana stasera ha disvelato con naturalezza e magistralmente i nessi esistenti tra le due composizioni.

L’esecuzione dei sei brevi studi di Debussy costituisce un saggio delle potenzialità timbriche del pianismo, raffinatissimo e cesellato, di Beatrice Rana: ad amplificarsi, rispetto a quanto già ascoltato nei precedenti Scherzi di Chopin, sono le suggestioni sonore, l’espressività delle dinamiche, la ricerca del colore perfetto.

A stupirci, meravigliarci e ipnotizzarci, infine, sono i Trois mouvements de Petrouchka di Igor Stravinskij, riduzione per pianoforte di sole tre scene del balletto omonimo - Danse russe, Chez Pétrouchka, La semaine grasse - che lo stesso compositore approntò nel 1921. I Trois mouvements sono tra le composizioni più ardue dell’intero repertorio pianistico, eppure la difficoltà esecutiva quasi non traspare dalla lettura di Beatrice Rana. Ad emergere e impressionare, infatti, sono la naturalezza e l’imperturbabilità con la quale viene affrontato il brano, lo stupefacente caleidoscopico smalto sonoro, l’inestinguibile pulsazione ritmica, le straordinarie potenzialità percussive del pianoforte. Ci si dimentica di assistere ad un recital pianistico, perché la sensazione - netta! - è di trovarsi, per la varietà di timbriche, colori e ritmiche percussive, davanti ad una delle più sfavillanti e blasonate orchestre sinfoniche. Non resta che abbandonarci a questo flusso di tensione al calor bianco che deflagra nei liberatori accordi finali che racchiudono stupore, meraviglia e ipnosi per un recital difficile da definire per la complessità delle emozioni suscitate e per lo stupore di un virtuosismo mostrato senza narcisistico esibizionismo.

Al termine, successo convinto e caloroso, e richieste di bis esaudite da parte di Beatrice Rana.

Il primo è la trascrizione per pianoforte di Leopold Godowski de Le cygne, da Le carnaval des animaux di Camille Saint-Saëns: dal pianoforte esalano sonorità diafane, rarefatte ed estenuate sul quale è adagiato il celebre tema del cigno; il secondo e ultimo encore è il Prelude n. 16, op. 28 di Fryderyk Chopin, staccato con tempo serratissimo e bruciante, ultima gemma di un virtuosismo funambolico al servizio dell’arte e dell’espressività più profonda.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/68-concerti2022/13130-napoli-recital-beatrice-rana-24-04-2022

domenica 10 aprile 2022

Fuoco e abisso

 NAPOLI, 9 aprile 2022 - Dan Ettinger e Juraj Valčuha, rispettivamente Direttore musicale entrate e uscente del Teatro di San Carlo, si passano il testimone, o, meglio, la bacchetta: ci siamo lasciati con il concerto interamente dedicato alle musiche W. A. Mozart diretto dal direttore israeliano (qui la nostra recensione) e ci ritroviamo con quello diretto dal direttore slovacco. Quest’ultimo sceglie un programma che vede insieme un brano del primo ‘900, un concerto dei nostri giorni, per poi concludersi con quella che è probabilmente la Sinfonia più classica che c’è, la Quinta, di Beethoven of course.

Il concerto si apre con l’evocazione del mare e delle Ninfe delle onde del poema sinfonico Les Océanides di Jean Sibelius: è un breve brano strumentale della durata di circa dieci minuti, un affresco impressionistico composto da Sibelius tra il 1913 e il 1914, non alieno dalle suggestioni timbriche di La Mer di Claude Debussy, del 1905. L’esecuzione costituisce un’ottima prova di calibrazione timbrica dei suoni orchestrali: Valčuha e l’Orchestra del San Carlo optano per sonorità compatte, profonde e meditabonde, che evocano più i freddi e profondi mari del Nord Europa così cari al compositore finlandese che il terso Mar Mediterraneo abitato dalle ninfe della mitologia greca dalle quali il nome del poema sinfonico. Les Océanides consente all’Orchestra del San Carlo, compatta in tutte le sezioni e con suono, come detto, profondo e dal colore tendente al blu verdastro, di sfoderare intensità dinamiche e un crescendo impressionante per rapidità d’accensione e d’impeto.

Articolato in tre movimenti, il Concerto per trombone (del 2016) di James MacMillan, compositore scozzese nato nel 1959, persona dai molteplici interessi che vanno dalla teologia cristiana cattolica alla musica sacra, è opera tenuta a battesimo proprio dal solista che ascoltiamo stasera, Jörgen van Rijen, primo trombone della leggendaria e blasonata Orchestra del Concertgebow di Amsterdam. Il Concerto è una pagina dall’arduo e spinto virtuosismo, che mette in luce tutte le potenzialità timbriche ed espressive dell’ottone.

Jörgen van Rijen è un virtuoso e un interprete straordinario e sbalorditivo per precisione, varietà sonore, intensità di suono. Categorico nel Larghetto e nel successivo Allegro, trova accenti cantabili nell’Andante centrale, il movimento più suggestivo e ispirato dell’intero concerto; il Presto dell’ultimo movimento ci appare una variazione e una rimodulazione della temperie espressiva del primo movimento, tanto da farci apparire incline alla prolissità l’intera composizione. Juraj Valčuha dirige sezionando e analizzando, da par suo, ogni anfratto della complessa partitura, isolando ed evidenziando timbriche, temi e microcellule melodiche, ammantando il tutto da una articolata varietà di dinamiche, ulteriori conferme della duttilità, affidabilità e virtuosismo raggiunti della compagine orchestrale.

Jörgen van Rijen, al termine del Concerto, riceva un’ovazione: concede un bis, una breve composizione per trombone solo - chi scrive non è riuscito ad identificarla - che è un saggio di tutte le potenzialità di cui è capace lo strumento.

Si ritorna all’antico e al classico con la Sinfonia n. 5 in do minore, op. 67 di Ludwig van Beethoven, composta tra il 1807 e il 1808. Quasi a voler spazzar via la frammentazione tematica del precedente pezzo di James MacMillan, l’attacco che Juraj Valčuha dà al celeberrimo tema del primo movimento è sferzante, netto, perentorio. Ma è tutta la Sinfonia ad esser condotta come un arco teso, innervata da un flusso di energia continuo e palpabile. Più smussato ma comunque caratterizzato da concisione e sintesi drammatica, al pari dell’Allegro con brio iniziale, è il discorso musicale dell’Andante con brio del secondo movimento; preparatorio alla catarsi finale, all’esplosione della luminosità tonalità di do maggiore, è l’Allegro del terzo movimento, staccato da con piglio deciso. L’ultimo movimento, Allegro - Presto, è travolgente per scelte agogiche, tanto da generare qualche appena percettibile sfaldatura tra archi e legni, incrinatura che però non inficia la tenuta dell’intero impianto orchestrale.

Un Beethoven, quello di Valčuha, scattante e bruciante, connotato da suono corposo e vigoroso (ci con ben dieci violini primi) e che si bea nel e del trionfalismo finale.

E subito dopo gli ultimi accordi un’ovazione prolungata saluta Juraj Valčuha: un successo tanto convinto e caloroso che rende più doloroso il distacco del pubblico del San Carlo dal direttore slovacco (in scadenza di contratto con il Teatro napoletano e, dal giugno 2022, Music director della Houston Symphony Orchestra).

A Juraj Valčuha - che nel corso delle stagioni in corso dirigerà Tosca tra pochi giorni e un concerto sinfonico a luglio - auguriamo di raccogliere ad Houston successi musicali ancor più grandi di quelli riscossi a Napoli con la stessa intensità d’auspicio di ritrovarlo a dirigere il suo repertorio d’elezione dal podio del San Carlo.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/68-concerti2022/13076-napoli-concerto-valcuha-van-rijen-09-04-2022

sabato 9 aprile 2022

Ritorno in crescendo

 NAPOLI, 7 aprile 2022 - La gioia di ritrovarsi davanti al pubblico deve aver amplificato l’innata dose di energia, simpatia, generosità e fascino latinos di cui dispone Vivica Genaux: è un concerto trascinante quello che il mezzosoprano dell'Alaska - di madre messicana e padre statunitense - e il Concerto de’ Cavalieri diretto da Marcello Di Lisa dedicano ad arie scritte per alcuni tra i grandi castrati del ‘700, Farinelli, Nicolino e Senesino (al secolo, Carlo Broschi, Nicolò Grimani e Francesco Bernardi).

Ad accompagnarci tra le cinque tappe vocali in programma (al netto del bis, di cui diremo) il Concerto grosso in re maggiore op. 6 n. 4 di Arcangelo Corelli, l’ Ouverture dal Rinaldo di Georg Friedrich Händel, il Concerto per archi in re maggiore RV 121 e il Concerto in la maggiore per 2 violini e archi, da L’estro armonico, op. 3 n. 5 di Antonio Vivaldi, tutte pagine strumentali eseguite con precisione, equilibrio, cura dei particolari e pulizia dall’eccellente Concerto de’ Cavalieri diretto da Marcello Di Lisa e con il magnifico violino solista dell’ottimo Federico Guglielmo, profondo e scrupoloso conoscitore della prassi esecutiva barocca, in possesso di suono pieno, rotondo e luminoso e di portentosa tecnica dell’arco barocco: nel concerto vivaldiano da L’estro armonico, op. 3 n. 5 Federico Gugliemo ci fa ascoltare letteralmente mirabilie. La classe, l’esperienza e lo studio serio emergono sin dalle prime battute. Ensemble compatto, omogeneo per equilibrio di volumi, il Concerto de’ Cavalieri sotto la guida di Marcello Di Lisa assicura letture corrette dei concerti in programma così come degli accompagnamenti e dei “dialoghi strumentali” con la Genaux; a difettare, ad onor di verità, è la fantasia esecutiva. Di estro nel corso della serata c’è poco. A regnare è la correttezza esecutiva, non accompagnata da guizzi interpretativi: dinamiche statiche e un fraseggio a tratti accennato rendono il discorso musicale fluido ma uniforme.

Ma la protagonista della serata è Vivica Genaux: sorriso contagioso, estroversa, si lascia trasportare dalla ritmica della musica, ammicca e sorride all’ensemble strumentale, ringrazia il pubblico esprimendo la propria gioia per ritrovarsi, dopo due anni, a far musica dal vivo; eppure l’aria scelta per l’esordio, "Cara sposa" da Rinaldo di Georg Friedrich Händel, è alquanto interlocutoria per resa esecutiva: il volume della Geneaux appare eccessivamente esiguo, si percepisce la difficoltà nel centrare la giusta posizione vocale, la tendenza ad “aprire” le note del registro centrale nella ricerca di maggior consistenza sonora. Naturale che, con queste premesse, l’interpretazione appaia poi affettata, poco coinvolgente. Decisamente meglio fa la Genaux nella seconda aria in scaletta, "Son qual misera colomba" da Cleofide di Johann Adolf Hasse: il pezzo di bravura le consente di scaricare l’artiglieria di colorature, fioriture, note ribattute e abbellimenti che iniziano a surriscaldare il clima interpretativo ed esecutivo della serata. È una gemma musicale, marezzata dalla malinconia del tipico andamento napoletano in tonalità minore, l’aria "Alto Giove" da Polifemo di Nicola Porpora: è un inno cantato da Aci, pastorello innamorato. E qui Vivica Genaux ritrova quella vis interpretativa che latitava nell’aria di esordio: è una lettura introspettiva, sussurrata, farcita di diminuendo. Su simili lunghezze d’onde interpretative ed esecutive si attesa la successiva "Lascia ch’io pianga" da Rinaldo, celeberrima aria basata sulla sarabanda, dal carattere sospirato. Messa a fuoco l’organizzazione vocale, Vivica Genaux affronta l’aria di Händel con fraseggio tornito e partecipazione emotiva. L’ultima aria in programma "Son qual nave ch’agitata", nata dalla collaborazione tra Johann Adolf Hasse e Riccardo Broschi fratello di Farinelli, è una funambolica aria di bravura: Vivica Genaux e il Concerto de’ Cavalieri spingono sull’acceleratore dell’agogica in modo da esaltare il virtuosismo vocale, viatico perfetto per i fuochi d’artificio del bis concesso, l'acrobatica "Agitata da due venti" da Griselda, cavallo di battaglia e aria di baule della Genaux: l’effetto è coinvolgente, complice la danza, accennata ma pur sensuale, della Genaux sulle travolgenti note di Antonio Vivaldi.

Successo e applausi convinti, ringraziamenti calorosi da parte di Vivica Genaux visibilmente soddisfatta per la partecipazione emotiva del pubblico radunato nel piccolo ma raccolto Teatro Sannazaro.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/68-concerti2022/13067-napoli-concerto-genaux-concerto-de-cavalieri-07-04-2022