mercoledì 5 novembre 2025

Oggettività iberica

 NAPOLI, 30 ottobre 2025 - È un viaggio nella musica spagnola di fine Ottocento e primo Novecento il programma scelto da Pablo Mielgo per il suo concerto al Teatro di San Carlo: dalla coerente successione dei brani, coniugando folclore e raffinatezza timbrica, danza e introspezione, emergono le due anime della sua musica, quella popolare e pittoresca e quella modernista, curata e rarefatta nella strumentazione, intrisa di luce e mistero.

Si parte con il preludio da El Tamburo de los Granatieros, zarzuela del 1894 di Ruperto Chapí (1851 - 1909) che combina la verve popolare con un gusto orchestrale scintillante, giocato su contrasti e chiaroscuri, sull’esaltazione di una coinvolgente energia ritmica. Dal podio, Mielgo impone incisività e brio, ottenendo un buon equilibrio tra precisione e vitalità espressiva, con tempi agili e fraseggio elastico. L’Orchestra del San Carlo risponde con prontezza, disegnando trame sonore vivide, ricche di colori, con gli ottoni squillanti, gli archi ben articolati e le percussioni incisive.

L’itinerario prosegue incontrando la musica dall’autentico e intenso sapore iberico di Manuel de Falla: dalle atmosfere notturne e misteriose delle Noches en los jardines de España, passando tra l’Interludio y Danza da La vida breve, si approda alle esplosive e travolgenti Suites 1 e 2 da El sombrero de tres picos. Le Noches, composte tra il 1909 e il 1916 e nutrite dell’esperienza francese dell’autore, costituiscono una delle più alte sintesi tra impressionismo e spirito iberico. In questa pagina, tuttavia, la direzione di Mielgo, pur controllata, appare in più interessata alla chiarezza strutturale che a valorizzare l’impalpabile senso notturno che aleggia nei tre brani che compongono le impressioni sinfoniche. C’è forse troppa luce e ben poco mistero nella sua lettura: il direttore, poi, si sofferma sui singoli momenti musicali piuttosto che sull’unitarietà dell’intero brano; in più occasioni il discorso appare trattenuto, poco fluido, concentrato com’è ad esaltare l’impasto sonoro denso e oggettivo. La sensazione è di osservare i paesaggi evocati da Falla illuminati da una abbacinante luce diurna, anziché rischiarati da chiarori lunari.

Al pianoforte Juan Pérez Floristán si nota per la solidità tecnica, la chiarezza e la luminosità di un tocco saldo e nitido, mai eccessivamente percussivo. Tuttavia, anche per la parte pianistica la componente impressionistica, notturna e visionaria della scrittura rimane alquanto nascosta: quella di Pérez Floristán è un’interpretazione più oggettiva che sensuale, nella quale il fraseggio non sempre si traduce in evocazione poetica.

La sinergia, fondata peraltro sui medesimi intenti interpretativi, tra solista e orchestra, è ben assicurata sul piano tecnico da Pablo Mielgo, il quale gestisce con equilibrio i volumi sonori tra la compagine orchestra, in forma smagliante e coesa, e il pianoforte.

Al termine, delle Noches  il giovane Pérez Floristán riceve applausi calorosi e prolungati: concede un bis, la vorticosa e virtuosistica Danzas argentinas, op. 2, Danza del gaucho matrero di Alberto Ginastera.

Tutt’altro clima e atmosfera per l’Interludio y Danza da La vida breve, dramma lirico in due atti (del 1913) di Manuel de Falla, pagina di fulminea energia e teatralità che Pablo Mielgo affronta, al netto di qualche veniale imprecisione nella tenuta generale, con autentico slancio drammatico: trasmette all’orchestra - che risponde dimostrando una buona tenuta d’insieme e un colore pieno, compatto e vibrante - un senso di coinvolgente urgenza espressiva.

Infine, a chiudere la serata e il viaggio musicale, le Suites n. 1 e 2 da El sombrero de tres picos, balletto in due parti del 1919: nelle esplosioni di ritmi, colori e luci della partitura Pablo Mielgo, mostrando la sua vena più comunicativa, curando con attenzione le dinamiche, l’articolazione e la brillantezza ritmica, ha gioco facile nel far propagare verso l’orchestra e il pubblico il suo entusiasmo contagioso. L’orchestra sfoggia un suono lucido ma morbido, capace di passare con naturalezza dalle sinuose atmosfere de La Trade al tripudio danzante della Jota che chiude la seconda suite.

Nelle due suites il colore orchestrale, omogeneo ma variegato, denota una compagine in forma eccellente: legni dal suono duttile (significativi, per la loro incisività, gli interventi del primo fagotto di Edoardo Capparucci nella Trade e del corno inglese di Gabriele Cutrona nella Danza del molinero), archi luminosi, ottoni ben calibrati e percussioni scintillanti.

In chiusura, dopo la travolgente Jota finale ad imporsi sono gli applausi convinti e meritati che il pubblico - purtroppo non folto, come l’accattivante programma avrebbe meritato - tributa all’orchestra del San Carlo, alle sue prime parti e a Pablo Mielgo.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/83-concerti-2025/16891-napoli-concerto-perez-floristan-mielgo-san-carlo-30-10-2025

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