sabato 26 luglio 2025

Violetta alla Reggia

 CASERTA, 23 luglio 2025 - Le accese e non ancor sopite polemiche innescate dall’annuncio del concerto diretto da Valerij Gergiev a Caserta non sembrano aver perturbato il vasto e imponente cortile della Reggia di Caserta. Proprio qui, il prossimo 27 luglio, il grande, quanto politicamente discusso e controverso, direttore russo avrebbe salire sul podio per un programma dedicato alle musiche di Verdi, dell’amatissimo Čajkovskij  e Ravel.

Come sa anche chi non aveva mai sentito nominare prima d’ora il nome di Gergiev, il concerto è stato recentemente annullato. Almeno stasera, per la rassegna estiva “Un’estate da Re” 2025, a risuonare è la sola musica di Giuseppe Verdi: per due recite (il 23 e il 25 luglio) viene rappresentata, racchiusa nei sontuosi spazi vanvitelliani, La traviata.

La produzione del capolavoro verdiano, il quale tuttavia, benché tra i titoli di maggior richiamo per il pubblico, stasera riesce a riempire circa i 2/3 della “sala” all’aperto, è affidata alle maestranze tecniche e artistiche del Teatro Giuseppe Verdi di Salerno.

Lo spettacolo, molto ben innestato sull’atipico palcoscenico costruito all’interno di uno dei cortili della Reggia, è firmato da Riccardo Canessa. All’interno dell’impianto unico, che ben si sposa con gli elementi architettonici vanvitelliani (ad esempio, si notino le aperture della quinta scenica in asse con le nicchie con calotta a conchiglia), la regia, improntata ad una gestualità sobria e appropriata, sa sfruttare al meglio le ridotte potenzialità dello spazio scenico, a partire dalla profondità rispetto all'ampiezza.

Le scene e bei costumi, firmati dal puntuale Alfredo Troisi, danno alla Traviata un'ambientazione ottocentesca; Riccardo Canessa, discendente per parte di madre da antica famiglia teatrale napoletana, con gusto, immediatezza e linearità teatrale racconta la storia di amore, sofferenza e morte di Violetta.

Ben curate, nel quadro II dell’atto II, le coreografie di Pina Testa, che vedono schierati i convincenti primi ballerini solisti Anna Chiara Amirante eAlessandro Staiano.

Il versante musicale – da premettere che orchestra, coro e cantanti beneficiano di un sistema di amplificazione ben calibrato – si giova della concertazione attenta di Daniel Oren: la sua è una visione intimistica di Traviata, nella quale l’elegia del lento allontanarsi di Violetta dalla vita è raffigurato mediante la scelta di un’agogica tendenzialmente rilassata, con un’estrema attenzione ai particolari della partitura, ai suoi colori più crepuscolari e tenui: si apprezza, per la reductio ad unum degli episodi musicali ed emotivi che lo compongono, la crescente e lacerante intensità che con sapienza Oren inietta nel corso del duetto tra Violetta e Giorgio Germont dell’atto II, probabilmente il punto cruciale della drammaturgia teatrale e musicale dell’opera.

Nel suo complesso si mostra in buona forma l’Orchestra del Teatro Giuseppe d Salerno, che risponde puntualmente alle indicazioni, stasera meno plateali e sonore rispetto al solito, di Daniel Oren: anticipando efficacemente il disfacimento fisico di Violetta, il preludio all’atto III risuona quasi evanescente, diafano.

Compatto e incisivo il Coro del teatro salernitano affidato alle cure di Francesco Aliberti.

Degno di nota il cast vocale schierato per questa Traviata, a cominciare da Gilda Fiume, recentemente apprezzata al Teatro Verdi di Salerno come Norma (leggi la recensione) e che stasera dà vita a una Violetta molto ben cantata, dalla linea di canto ben appoggiata sul fiato, elegante, con bel legato, attenta a smussare acuti e a far sentire, nella grande scena che chiude l’atto I, tutte le note delle colorature. La lezione di Mariella Devia, con la quale la Fiume ha studiato, si riscontra nella sicura gestione dello strumento vocale. Sul versante interpretativo, poi, la sua Violetta è dolente, offesa e ferita dal destino: l’abbondanza di suggestive mezzevoci, il ricorso a una linea di canto intimistica e scevra da enfasi, oltre a rivelarsi in sintonia con la lettura dell’opera offerta da Daniel Oren, forgia il ritratto di una donna, Violetta Valéry, piegata dal destino che lentamente l’adagia nella tomba.

In crescendo, invece, la prestazione di Stefan Pop, Alfredo dal bel timbro, che dopo un primo atto non del tutto a fuoco vocalmente, ritrova maggiore precisione, incisività e temperamento nell’atto II; convincente, nell’abbandono allo strazio che il suo personaggio è costretto a vivere, nel drammatico atto conclusivo.

Giorgio Germont è interpretato da Ariunbaatar Ganbaatar, giovane baritono mongolo dalla sontuosa pasta vocale, dal timbro ricco di armonici. L’elegante linea di canto, la buona dizione italiana e l’imponenza della figura scenica gli consentono di disegnare un personaggio di assoluto pregio. Le doti naturali e tecniche, unite all’età del baritono (è nato nel 1988) sono il viatico per una carriera che gli (e ci) si augura ricca di meritati successi. Dopo la vocalità di bronzo di Enkhbatyn Amartüvshin, dalla Mongolia proviene un altro raggio di luce ad illuminare il cammino dell'opera.

Apprezzabili e ben innestate nell’architettura generale dello spettacolo le parti secondarie, a cominciare dalla premurosa Annina di Miriam Artiaco, per proseguire con la frizzante Flora Bervoix di Miriam Tufano; bene anche Vincenzo Peroni (Gastone), Donato Di Gioia (il barone Douphol), Costantino Finucci (il marchese d'Obigny), Carlo Striuli (il dottor Grenvil), Paolo Gloriante (Giuseppe),Michele Perrella (un domestico di Flora), Antonio De Rosa (un commissionario).

Al termine, tutti gli artefici dello spettacolo sono salutati da un caloroso e convinto successo; applausi ancor più intensi per Gilda Fiume, Ariunbaatar Ganbaatar e Daniel Oren.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/84-opera/opera-2025/16588-caserta-la-traviata-23-07-2025

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