NAPOLI, 6 luglio 2026 - La memoria, per Roberto De Simone, non ha mai fatto rima con nostalgia. È sempre stata viva, capace di rigenerare e adattarsi al presente. È un’occasione da lodare quella del Campania Teatro Festival, diretto da Ruggero Cappuccio, di rendergli omaggio. L’iniziativa cade alla vigilia del cinquantesimo anniversario della prima della Gatta Cenerentola (andata in scena il 7 luglio 1976 al Festival dei Due Mondi di Spoleto), la sua opera più nota, e a poco più di un anno dalla scomparsa del maestro e regista napoletano, avvenuta il 6 aprile 2025. Con questa opera teatrale, De Simone riscrisse le coordinate del teatro musicale italiano, trasformando la tradizione popolare campana, indagata secondo un accurato studio etnomusicologico, in un linguaggio teatrale vivido e di sorprendente modernità.
Carmina Desimoniana, concerto per voci e strumenti su testi e musiche di Roberto De Simone, ospitato nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, nel celebrare, anche tramite la proiezione di spezzoni di interviste e filmati d’epoca, non si limita a ricordare un protagonista della cultura del Novecento, ma ne riafferma l’attualità, soprattutto del suo spirito critico, ribadendo come il suo universo poetico e musicale continui anche stasera ad essere presente, grazie alla voce di alcuni dei compagni di viaggio della Nuova Compagnia di Canto Popolare.
Cinquant'anni fa La Gatta Cenerentola rompeva gli argini entro i quali era stata confinata la tradizione musicale napoletana, liberandola tanto dal pittoresco folkloristico quanto dalla sterile “archeo-filologia”. Oggi, a poco più di un anno dopo la morte del suo autore, quel lascito continua a mostrarsi fecondo: le sue villanelle, tammuriate, moresche, danze, invettive pulsano e ancora affascinano, continuano a far parte dell’identità, purtroppo sempre più nascosta e sfumata, della città di Napoli.
Nessuna commemorazione retorica dunque: Carmina Desimoniana è un concerto che nasce come un’antologia di pagine celebri di De Simone strutturata come itinerario attraverso oltre mezzo secolo di produzione artistica, offrendo una (limitata) retrospettiva su un catalogo che attraversa composizioni di vari generi, ricerca etnomusicologica, saggi antropologici, teatro, musica per il cinema e per la televisione.
Sotto l’immagine sorridente, probabilmente colta in un rassicurante ambiente casalingo, che fa da sfondo al palco, dalle elaborazioni della tradizione popolare orale, dalle pagine tratte dalla Gatta Cenerentola, da quelle di più raffinata scrittura colta, rivive il profilo di un artista che ha trasformato la memoria in creazione, la ricerca in invenzione scenica, l’indagine antropologica in poesia teatrale.
Chi scrive aveva ricordato (Ricordo di Roberto De Simone (1933-2025)), all’indomani della sua scomparsa, come De Simone non fosse un semplice custode della tradizione popolare, bensì interprete acuto e, per certi aspetti, rivoluzionario. Gli si è grati per aver restituito dignità culturale a un patrimonio per troppo tempo relegato entro i confini del folklore, per aver dimostrato come la cultura orale potesse dialogare naturalmente con la grande musica, con il teatro di ricerca, con la letteratura e con la storia delle tradizioni. L’omaggio dei Carmina Desimoniani dimostra che la sua lezione continua a rivelarsi d’attualità.
Alla guida di un valido, attento e volenteroso gruppo di strumentisti, la concertazione di Alessandro De Simone, nipote del compositore, evita l’enfasi celebrativa, privilegiando piuttosto la continuità narrativa del programma e il naturale fluire dei diversi linguaggi musicali. Particolarmente azzeccata la scelta di chiudere il concerto con il commuovente “Libera me Domine” da Mistero Napolitano.
Attorno a lui un gruppo di interpreti affiatati - Annamaria Colasanto, Raffaello Converso, Maria Letizia Gorga e, soprattutto, Giovanni Mauriello, con la partecipazione di Franco Giovanni Iavarone quale voce recitante - ha affrontato le pagine celebri di De Simone con adesione stilistica, dando l’impressione che il tempo si sia fermato a quei vulcanici anni Settanta e Ottanta. Emerge la varietà di un universo sonoro nel quale convivono il sacro e il profano, il canto rituale e la teatralità popolare, antico e moderno, senza mai smarrire quella genuina naturalezza espressiva che costituisce uno dei tratti più riconoscibili della poetica di Roberto De Simone.
Nel corso della serata il pensiero torna più volte inevitabilmente proprio alla Gatta Cenerentola: è passato mezzo secolo dalla sua prima apparizione e l’opera conserva intatta la propria forza dirompente. Non fu, allora, solo una fortunata rilettura della fiaba di Giambattista Basile, ma una rivoluzione estetica nella quale ricerca filologica, oralità, musica popolare, invenzione scenica e raffinata elaborazione compositiva si fusero in un equilibrio mirabile. Oggi quella visione risulta ancora moderna; quella Napoli che fu il liquido amniotico della Gatta Cenerentola, invece, appare consegnata alla nostalgia, un lampo e tuono di un passato dirompente (gli anni compresi tra il 1973, l’anno del colera, e il 1980, anno del terremoto dell’Irpinia, quasi per paradosso e contrappasso è stato per Napoli un periodo di straordinaria produzione culturale e artistica) i cui echi ci giungono attraverso le voci degli artisti che stasera si sono riuniti, in una torrida serata estiva, davanti il sorriso di Roberto De Simone.
Il miglior tributo che si potesse rendere a Roberto De Simone non è limitarsi a celebrarne il ricordo, ma dimostrare, ancora una volta, che il suo teatro, la sua musica e il suo pensiero, acuto, libero e negli ultimi anni spesso sdegnoso, continuano a interrogare il presente indicando una possibile idea di futuro per la cultura napoletana e italiana.
Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/86-concerti-2026/17523-napoli-carmina-desimonianam-06-07-2026
Nessun commento:
Posta un commento