lunedì 12 ottobre 2026

Deliri, sospiri, accenti, contenti!

 NAPOLI, 10 ottobre 2026 - Che Napoli, nel XVIII secolo capitale dei castrati, si ritrovi a ospitare contemporaneamente due fra i controtenori più celebrati della scena internazionale è un suggestivo gioco del destino. Infatti, mentre Franco Fagioli affronta al San Carlo il ruolo di Ruggiero nell’Alcina di Händel (la recensione), Carlo Vistoli è protagonista al Salone delle feste della Reggia di Capodimonte del concerto inaugurale della rassegna “La libertà di dimenticare il tempo”, organizzata dall’Ensemble Mercadante, formazione di recente costituzione di cui in passato si è scritto (le recensioni: Il barbiere di Siviglia e Pierrot lunaire).

Franco Fagioli e Carlo Vistoli, due interpreti di riferimento di una vocalità che attrae e affascina sempre più (soprattutto all’estero) ed evoca lo splendore di un’epoca nella quale il canto degli evirati cantori era capace, secondo l’accezione dell’estetica barocca, di “meravigliare” e suscitare Deliri, sospiri... accenti, contenti!, così come recita il programma del pomeriggio musicale, durante il quale si attraversa un secolo di teatro musicale, da Mozart a Rossini, passando per Paisiello, Mysliveček e Gluck, in una successione di pagine che mette in luce le molteplici declinazioni del sentimento, dal tormento interiore alla contemplazione, per poi giungere all’espansione elegante e fiorita della cantabilità rossiniana.

Il viaggio si apre con W.A. Mozart, con la Sinfonia e l’aria “Ah di sì nobil alma” da Ascanio in Alba, per proseguire con l’aria di Farnace “Vadasi... già dagli occhi il velo è tolto” dal Mitridate, re di Ponto: sono pagine nelle quali la compostezza della scrittura si sposa con la finezza dell’articolazione vocale di Carlo Vistoli, con l’eleganza della linea di canto e l’emissione morbida e il fraseggio cesellato.

La Sinfonia da Sismano nel Mogol di Giovanni Paisiello apre una parentesi strumentale interessante che sottolinea il legame di Mozart con la tradizione musicale napoletana; la successiva aria da concerto “Ombra felice... Io ti lascio, e questo addio” K 255 del compositore salisburghese riporta al centro la voce, qui sospesa fra abbandono lirico e ricerca della sfumatura.

La Ciaccona dall’Idomeneo mozartiano e l’aria di Licida “Con questo ferro, indegno... Gemo in un punto e fremo” dall’Olimpiade di Josef Mysliveček, molto apprezzato da Mozart e dalla carriera operistica italiana, ampliano i confini del programma con una interessante incursione nella produzione del “divino Boemo” - com’era appunto soprannominato Mysliveček -, la cui aria dimostra il pregio dell’arte del musicista nato a Praga nel 1737 e morto a Roma nel 1781.

È però con Christoph Willibald Gluck, con l’aria “Che farò senza Euridice?” dalla versione viennese (1762) dell’Orfeo ed Euridice, che Carlo Vistoli tocca uno dei momenti più intensi del concerto napoletano: il dolore trova nella morbidezza e linearità della linea di canto la simbiosi tra parola, musica ed espressività.

La Sinfonia dal Tancredi di Rossini è il rutilante ingresso nel repertorio rossiniano – come Tancredi Vistoli è stato recentemente applaudito interprete al Teatro dell’Opera di Roma (la recensione) – e in “Di tanti palpiti” la tensione melodica si distende in una cantabilità espressiva, calibratissima, magnificamente sostenuta, fraseggiata con gusto e cesello.

Ma è l’intero programma che consente a Carlo Vistoli di sfoggiare le qualità di una vocalità di rara duttilità: l’emissione morbida, l’omogeneità dei registri e la naturale fluidità della linea di canto gli consentono di affrontare differenti repertori, sempre coerentemente con le potenzialità tecniche ed espressive del proprio strumento. A colpire è la varietà del fraseggio, sostenuto da un’ampia gamma dinamica: sfuma, alleggerisce e modella la parola secondo il ductus musicale.

Alla riuscita del concerto contribuisce la direzione di Benedikt Sauer, mobile e briosa, attenta a evitare che la successione dei diversi brani diventi una sequenza asettica di numeri musicali. Le pagine orchestrali - la Sinfonia di Ascanio in Alba, quella da Sismano nel Mogol di Paisiello, la Ciaccona dall’Idomeneo e la Sinfonia del Tancredi - dimostrano una buona articolazione del discorso strumentale. Significativa, in particolare, la resa di “Che farò senza Euridice?”: nella ripresa Sauer modifica opportunamente l’agogica, rallentando, conferendo così al brano elasticità.

L’Ensemble Mercadante offre una prova tendenzialmente abbastanza corretta, pur con qualche squilibrio sonoro fra voce e orchestra - e, al suo interno, tra le diverse famiglie strumentali - imputabile in gran parte all’acustica obiettivamente problematica della sala, che penalizza la trasparenza dell’insieme. La concertazione di Sauer mantiene vivace il dialogo con la voce solista, sostenendolo con senso teatrale.

Salone delle feste della Reggia di Capodimonte con tutti i posti esauriti; il concerto riscuote un vivo successo di pubblico. Sono due gli encores concessi, entrambi all’insegna di Rossini: due cavatine da Tancredi, “Ah, che scordar non so” dall’atto II e, infine, di nuovo “Di tanti palpiti”.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/86-concerti-2026/17721-napoli-concerto-vistoli-sauer-ensemble-mercadante-10-10-2026

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