NAPOLI, 2 settembre 2026 - Il debutto di Anita Rachvelishvili a Napoli avvenne all’esterno del San Carlo, quando il Teatro stesso, costretto dalla pandemia a uscire dai propri spazi, portò Aida in Piazza del Plebiscito (la recensione). Correva l’anno 2020, l’estate della difficile e lenta ripartenza dopo il primo lockdown: la Rachvelishvili era Amneris, al suo fianco Anna Pirozzi e Jonas Kaufmann, Michele Mariotti li dirigeva dal podio. Da allora il mezzosoprano georgiano è stata una presenza costante delle stagioni sancarliane, in un’interessante e varia successione di personaggi: da Azucena nel 2021 (la recensione) a Dalila nell’anno successivo (la recensione); da Ježibaba in Rusalka, titolo inaugurale della stagione 2024 - 2025 (la recensione ) a Neris nella Medea di Cherubini (la recensione), fino a Mrs Quickly nell’ultimo Falstaff (la recensione ), parti che hanno consentito di seguirne da vicino il suo percorso artistico.
Stasera, però, non c’è alcun personaggio a proteggerne o amplificarne la presenza scenica, ma un recital dal programma ampio e impegnativo; e soprattutto ad affiancarla al pianoforte c’è Vincenzo Scalera, una presenza che è una pagina della storia del canto: dal 1980 alla Scala, dove lavora accanto a direttori come Claudio Abbado, Carlos Kleiber, Gianandrea Gavazzeni e Riccardo Chailly, accompagna nel corso della sua lunga carriera voci come Carlo Bergonzi, Montserrat Caballé, Leyla Gencer, Renata Scotto, Raina Kabaivanska, José Carreras, Juan Diego Flórez, Cecilia Gasdia, Cesare Siepi, e tanti altri grandi nomi. Non un semplice accompagnatore, ma un musicista dalla conoscenza vocale profondissima, che sa trasformare come pochi il pianoforte in interlocutore, sostegno e, quando occorre, vera orchestra. Tornando al recital di stasera, il programma è eterogeneo: si incomincia con tre romanze di Čajkovskij - Net, tol’ko tot, kto znal, op. 6 n. 6 (Non t’ama che colui che ha conosciuto), Noch, op. 73 n. 2 (La notte) e Primerenie, op. 25 n. 1, (Riconciliazione) - per poi proseguire, rimanendo in Russia, con cinque romanze di Rachmaninov - Ditya, kak tsvetok ty prekrasna, op. 8 n. 2, (Fanciulla, sei bella come un fiore), Polyubila ya, op. 8 n. 4 (Mi sono innamorata), Zdes’ khorosho, op. 21 n. 7 (Com’è bello qui), Ne poy, krasavitsa, pri mne, op. 4 n. 4 (Non cantare, bella, davanti a me), O, ne grusti po mne!, op. 14 n. 8 (Oh, non rattristarti per me!) -, brani che trovano in Anita Rachvelishvili accenti convincenti e una buona immersione nelle rispettive temperature emotive. Con la successiva romanza Mzeo tibatvis di Otar Taktakishvili (1924 - 1989), compositore, direttore d’orchestra e musicologo georgiano, la Rachvelishviliaggiunge una nota personale al percorso. Quelle di Čajkovskij, Rachmaninov e Taktakishvili sono pagine nelle quali il temperamento dell’interprete, unito all'attenzione per il fraseggio, riesce a imprimere espressione alla vocalità. Il passaggio alle splendide romanze da salotto di Tosti - Non t’amo più, Ideale e Tristezza - toccano, invece, il nervo scoperto di alcuni problemi vocali che nella prima parte del recital sono rimasti in ombra. Nei brani di Tosti, e nei successivi, la linea di canto procede con una certa fatica, i registri tendono a perdere continuità e il timbro, pur conservando il caratteristico colore molto brunito del centro e la risonanza possente dei gravi, non possiede più sempre quello smalto seducente che ha contribuito a rendere celebre la Rachvelishvili. La sua è una vocalità che oggi sembra richiedere uno sforzo supplementare per mantenere fluidità, legato e omogeneità, e che trova nel poderoso registro grave il proprio punto di maggiore forza e consistenza, anche a costo di affondi stilisticamente eccessivi. Le Siete canciones populares españolas di Manuel de Falla ben aderiscono al focoso temperamento dell’artista: vengono restituite intrise del loro spirito e di una capacità di penetrare le diverse atmosfere. Quando il programma vira verso i brani del grande repertorio operistico italiano e francese - “Stride la vampa”, “Mon cœur s’ouvre à ta voix”, Habanera da Carmen e “Acerba voluttà” - lo sforzo del governo della vocalità si fa più evidente. Il ductus melodico e la linea vocale non sempre appaiono fluide e a fuoco. Qualche incrinatura più evidente affiora soprattutto in “Voi lo sapete, o mamma” da Cavalleria rusticana, brano proposto come encore della serata. Ma, malgrado ciò, Anita Rachvelishvili non rinuncia mai a essere intensa interprete. Il registro grave rimane sonoro, scuro, il temperamento ben definito e debordante, sempre vigile l’attenzione al fraseggio. La sua tenacia interpretativa e il suo carisma acquistano dunque un valore particolare: laddove la vocalità non splende come un tempo, quegli spazi vengono illuminati dalla personalità della artista. A sostenerla al pianoforte con strabiliante sapienza magistrale è Vincenzo Scalera, il quale sa trovare per ogni pagina la giusta temperatura, il giusto colore, il respiro più appropriato, intervenendo sulle diverse scritture con una naturalezza figlia di decenni di frequentazione canora. È, purtroppo, un recital per pochi intimi: molto esiguo è il numero degli spettatori nella grande sala del San Carlo. Ma quei pochi tributano ai due artisti un successo caloroso, accogliendo con affetto il ritorno di Anita Rachvelishvili, salutando anche, a distanza di molti anni dal suo ultimo impegno napoletano (risalente al lontanissimo 2004: accompagnava Juan Diego Flórez), quello di Vincenzo Scalera, protagonista discreto e imprescindibile della serata.
Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/86-concerti-2026/17700-napoli-concerto-rachvelishvili-scalera-02-09-2026
Nessun commento:
Posta un commento