NAPOLI, 19 luglio 2026 - Con Tango! si chiude la Stagione di Musica da Camera 2025/26 del Teatro di San Carlo, un ciclo che, nel corso dell'anno, ha posto al centro dell’attenzione i professori d’orchestra e le prime parti della compagine stabile, offrendo loro l’occasione di mettere in evidenza, in più raccolte dimensioni, qualità individuali e affiatamento. Il percorso si conclude nel segno del colore timbrico e della raffinatezza interpretativa.
Fulcro del programma è Histoire du Tango di Astor Piazzolla, realizzata nel 1986 per flauto e chitarra e stasera proposta nella trascrizione per vibrafono e arpa. L'opera ripercorre quasi un secolo di storia del tango attraverso quattro quadri (Bordel 1900, Café 1930, Night-Club 1960 e Concert d’aujourd’hui 1990), nei quali il compositore argentino racconta l’evoluzione di un genere nato come musica popolare e approdato (anche) alla sala da concerto. Marco Pezzenati al vibrafono ed Elèna Vallebona all’arpa restituiscono il carattere struggente del tango - “un pensiero triste que se baila”, secondo l’icastica definizione di Enrique Santos Discépolo - con un’ottima intesa: il vibrafono sfoggia un suono luminoso, ricco di sfumature, sempre saldo nel dialogo con l’arpa, che risponde con timbro morbido e cangiante, dando vita a un fraseggio naturale e stilisticamente appropriato.
Tutt’altra atmosfera per le 8 Pieces op. 39 per violino e violoncello di Reinhold Glière, composte nel 1909. Qui Salvatore Lombardo, spalla dei secondi violini dell’Orchestra, esibisce un suono luminoso e vellutato, esaltato dalle raffinate sonorità dello strumento, del liutaio napoletano Gaetano Pucino, trovando nella violoncellista Matilde Agosti un’interlocutrice attenta e di grande sensibilità musicale. Il dialogo fra i due archi, infatti, si apprezza per eleganza del fraseggio, equilibrio dinamico e spontaneità espressiva.
Nell’Arabesquen. 1 di Claude Debussy, pagina giovanile nella quale si intravede il futuro culto della timbrica del compositore francese; ancora Marco Pezzenati, percussionista dell’orchestra sancarliana, sa come sfruttare le potenzialità espressive del vibrafono, ottenendo sonorità “liquide”, evanescenti e di grande suggestione, perfettamente coerenti con l’atmosfera sospesa e “colorata” della pagina.
L’Impromptu op. 86 di Gabriel Fauré, composto nel 1904, trova nuovamente in Elèna Vallebona, apprezzata e raffinata prima arpa dell’orchestra, un’interprete impeccabile. La sicurezza tecnica le consente di affrontare con disinvoltura le insidie virtuosistiche del brano, di esaltare la qualità del suono, sempre pieno, morbido e rifinito, qualità già apprezzate su queste pagine nei numerosi interventi orchestrali della stagione lirica, a partire dagli interventi in occasione della recente Lucia di Lammermoor (la recensione).
In chiusura, Ma mère l’Oye di Maurice Ravel, proposta nella trascrizione di Marco Pezzenati per violino, violoncello, vibrafono, xilofono e arpa. La celebre suite si giova di un’esecuzione fondata su un amalgama attentamente calibrato. Il gioco dei colori strumentali, impreziosito dagli interventi dello xilofono, è limpido, definito; ben equilibrati i rapporti dei volumi sonori tra gli strumenti: tutti modellano il proprio suono sulle morbidezze e sulle raffinate trasparenze della scrittura raveliana, restituendone quell’eleganza che procede più per “carezze” sonore che per contrasti. Un’esecuzione, questa, dominata da dinamiche mai eccessive e da una costante ricerca della qualità timbrica e dell’ascolto reciproco, fondamento del fare musica insieme.
Applausi convinti e calorosi, al termine. C’è tempo per un bis: Le petit âne blanc dalle Histoires (composte tra il 1920 e il 1922) di Jacques Ibert, eseguita con la stessa leggerezza ed eleganza e il medesimo spirito cameristico che hanno caratterizzato la serata.
Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/86-concerti-2026/17564-napoli-concerto-lombardo-agosti-pezzenati-vallebona-19-07-2026
Nessun commento:
Posta un commento