lunedì 25 maggio 2026

Da Napoli a Vienna

 NAPOLI, 21 maggio 2026 - Si chiude al Teatro Mercadante, con il concerto dell'Orchestra del Mozarteum di Salisburgo diretta da Luigi Piovano, una stagione particolarmente complessa e tribolata per l'Associazione Alessandro Scarlatti⁠: dopo il devastante incendio del Teatro Sannazaro dello scorso 17 febbraio - da anni sede di riferimento di larga parte della programmazione cameristica dell’istituzione napoletana - ha dovuto ripensare improvvisamente gli spazi delle attività musicali, il cui prosieguo ha visto come palcoscenici la Sala Scarlatti del Conservatorio di San Pietro a Majella e la Chiesa Evangelica Luterana di via Carlo Poerio; questo appuntamento conclusivo con l'Orchestra del Mozarteum di Salisburgo, invece, era previsto sin dall'origine al Teatro Mercadante. 

Un finale di stagione dunque prestigioso, ma giocoforza attraversato da una sottile percezione di inquietudine che accompagna ogni istituzione culturale costretta a riorganizzarsi dopo un trauma logistico e simbolico insieme.

Eppure, proprio il valore della serata restituisce il senso della funzione che l'Associazione Alessandro Scarlatti continua a svolgere nel tessuto musicale cittadino: mantenere aperto un dialogo fra Napoli e la grande tradizione europea, intrecciando memoria storica e vitalità interpretativa. Non a caso il programma del concerto disegna un itinerario ideale che dalla scuola napoletana di Nicola Porpora conduceva al cuore del classicismo viennese di Haydn e Mozart.

L’apertura affidata all’Aria in do maggiore per violoncello e archi di Nicola Porpora - a Vienna insegnante di musica di un "tale" Franz Joseph Haydn - sorprende per la scelta interpretativa radicalmente lontana da qualsiasi convenzione storicamente informata di marca barocchista. Nessuna ricerca di rarefazione timbrica e nitidezza ritmica, nessun intento filologico nella concertazione di Luigi Piovano con l'Orchestra del Mozarteum: al contrario, Porpora emerge, per colore e densità sonora e conformazione del ductus melodico, come trasfigurato in un autore novecentesco. Una lettura certamente opinabile sotto il profilo della prassi esecutiva, ma proprio per questo capace di esercitare, per l'intrinseca bellezza, robustezza e rotondità sonora, un fascino quasi ipnotico. Il violoncello di Piovano domina infatti la pagina con una cavata ampia, opulenta, calda. È un suono che sembra compiacersi della propria bellezza timbrica, dell'espansione lirica, e che volutamente rifiuta ogni prosciugamento filologico. Un "falso" indubbiamente rispetto alle coordinate attuali dell'interpretazione del repertorio settecentesco, ma almeno di grande pregio, sostenuto da un controllo tecnico solidissimo. L'Aria di Porpora si trasforma così in un arco melodico immerso in una sonorità crepuscolare, più vicina a certe sensualità postromantiche che alla trasparenza del Settecento napoletano. Di tutt'altro carattere il Concerto in do maggiore di Franz Joseph Haydn, affrontato con slancio e comunicativa brillanti. La scrittura concertante di Haydn si adatta con naturalezza alla visione interpretativa di Piovano, che valorizzare tanto la brillantezza tecnica quanto la generosità del fraseggio, e la piacevolezza della conversazione musicale.

L’Orchestra del Mozarteum si conferma compagine di elevato livello tecnico: archi compatti, omogeneità tra le sezioni, e una sicurezza esecutiva connotata da mobilità interna. Il primo movimento procede con naturale fluidità, l'Adagio evita ogni sentimentalismo privilegiando una cantabilità sorvegliata, mentre il Finale sprigiona una vitalità ritmica trascinante, sostenuta da una concertazione elastica.

Il successo caloroso induce il violoncellista-direttore a concedere un bis solistico: il Prélude dalla "Suite n. 1 per violoncello solo" di Johann Sebastian Bach, proposto con fraseggio ampio e incisivo.

Con la seconda parte del concerto arriva uno degli evergreen assoluti del repertorio sinfonico: la Sinfonia n. 40 in sol minore K 550 di Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei punti di equilibrio più enigmatici fra classicismo e inquietudine preromantica. L'esecuzione del Mozarteum non punta tanto sull'accentuazione dei pur presenti tratti drammatici quanto su un calibratissimo equilibrio interno. Qualche minima sbavatura non compromette tuttavia una lettura di notevole qualità, costruita con intelligenza agogica, attenzione alle dinamiche e una costante freschezza del ductus melodico. Piovano evita tanto la monumentalizzazione romantica quanto la frammentazione di certa prassi filologica contemporanea: opta per un fraseggio mobile e cantabile che trova nell'orchestra salisburghese assonanza di intenti. 

Gli applausi, prolungati e calorosi, da parte del (non folto) pubblico accorso al teatro Mercadante, salutano a due anni dall'ultimo concerto nella stessa sala (la recensione) Luigi Piovano, la compagine salisburghese e il concerto con apprezzamento autentico. 

E il secondo encore della serata riporta ancora una volta il pubblico nel cuore del classicismo viennese: l'Allegro iniziale dalla Eine kleine Nachtmusik K 525 di Mozart, eseguito con spirito brillante, leggerezza di tocco ed elegante disinvoltura.

Si chiude così la stagione 2025 - 2026 dell'Associazione Scarlatti. Domani per l'antica e prestigiosa istituzione musicale napoletana sarà un altro giorno: dopo il trauma dell'incendio del Sannazaro, in una città che troppo spesso sembra ricordarsi della propria tradizione culturale soltanto quando rischia di perderla (o quando l'ha persa), la ricerca di una nuova "casa" per l'attività concertistica assume un significato che travalica la questione puramente logistica.

Pubblicato in: https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/86-concerti-2026/17429-napoli-concerto-piovano-mozarteum-21-05-2026

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